Succede che se
sei uno studente di giurisprudenza in Italia, abbastanza promettente e
abbastanza convinto che in un modo o nell’altro dopo la laurea troverai la tua
strada, a un certo punto ti scontri con la realtà.
Succede che
dalla tua laurea passano i mesi, addirittura alcuni anni, e tu non solo non hai
trovato la tua strada, ma la vedi molto più lontana di quanto credessi all’inizio
del percorso.
È successo a me
ed è successo alla gente intorno a me. Nel mio specifico caso, poi, succede
anche di ritrovarmi per ragioni contingenti in una città completamente nuova, Milano,
dove il mercato del lavoro pare sia fluido, dove la vita scorre veloce, e non
sapere più che mai cosa fare della mia vita.
I dilemmi esistenziali si avvicendano uno dietro l'altro tra i troppi impegni (l'imperativo categorico che da solo riempie le giornate: devo studiare) e la quasi completa nullafacenza, e nel tempo libero tra le mie seghe mentali,
comunque, leggo.
Leggo un mucchio
di libri – una (troppo) piccola parte di questi sono di diritto – leggo articoli
su internet, leggo stati su Facebook, leggo blog.
Blog di moda,
blog di viaggi, blog di arredo, blog di viaggi, blog di cucina, blog di viaggi,
blog di letteratura, blog di viaggi.
A volte penso
che avrei più cose interessanti da dire io, rispetto a quelle che leggo. Allora
cambio subito blog perché la mia vita è obiettivamente poco interessante e il
fatto che mi appaia più stimolante del post che sto leggendo è null’altro che
un indice della pessima qualità del contenuto del blog.
Poi però a volte
penso che scrivere di più non potrebbe farmi alcun male.
Succede, infatti, che quando aspiri a percorrere la via dei concorsi pubblici (o qualunque via
nel mondo del diritto, in effetti), devi scrivere una gran quantità di temi (o
di pareri, atti, lettere). Quindi gli eminenti professori di diritto ti cominciano a dire
che devi leggere, leggere di più. Tu, che per 5 o 6 anni di università hai
dovuto mettere da parte i romanzi che ti piacevano tanto per i Torrenti, i
Campobassi e i Fiandaca (Fiandachi mi son proprio rifiutata di scriverlo),
accogli con gioia l’idea di riprendere in mano qualche libro che non abbia il
peso specifico del Rutenio[1]
e la scorrevolezza di James Joyce, e ti rilanci nella lettura con uno slancio che purtroppo avevi perduto molti anni fa (non per tua volontà).
Certo, probabilmente il professore quando lo diceva aveva in mente qualcosa del tipo "Il Trattato sul negozio giuridico" di Savigny, più che che l'intera bibliografia di Grisham, però non lo ha specificato. In dubio pro reo, mi hanno insegnato.
Certo, probabilmente il professore quando lo diceva aveva in mente qualcosa del tipo "Il Trattato sul negozio giuridico" di Savigny, più che che l'intera bibliografia di Grisham, però non lo ha specificato. In dubio pro reo, mi hanno insegnato.
Però non è
finita qui, dicono. Devi anche scrivere.
Curioso che ora, dopo 5 anni di università in cui non ti hanno fatto scrivere neanche un rigo, neanche un'intestazione di un atto di citazione, no, neanche il tuo stesso nome in cima a un foglio bianco, ora ti dicano che in effetti scrivere è importantissimo e bisogna avere uno stile fluido e scorrevole ma allo stesso tempo interessante e dal contegno arguto e che tutto questo si acquisisce con la pratica, con molta molta pratica. Non ti pare che te lo abbiano mai ricordato negli scorsi 5 anni e ora non capisci quando avresti dovuto acquisire quella famosa pratica che serve e per la quale occorre anche molto molto tempo. Comunque in questi casi si dice, ed è una consolazione davvero misera: meglio tardi che mai.
Ora, scrivere di
diritto sarebbe una bella cosa, pensi, e ancor più bello sarebbe avere qualcuno
che ti legge e corregge le castronerie di cui infarcisci qua e là le tue opere
d’arte, se non fosse che i “pacchetti di temi” proposti dagli eminenti
professori di cui sopra, costano in media una cifra che non starò qui a riportare per non lasciarvi sconcertati [2].
Scrivere
comunque può sempre esserti utile pensi, scrivere di qualunque cosa. Poi magari
succede che il tuo blog diventa famoso per i suoi contenuti estrosissimi e
molto interessanti, e che ti ritrovi a fare la blogger full time e a
guadagnarci anche un bel po’ di soldi. Notare che questo è l’unico “succede”
del post che non viene utilizzato come espediente narrativo ma come semplice e
pura farneticazione.
Succede quindi
che una sera d’autunno nasce un blog senza un senso, senza una direzione, e
senza un lettore.
[1] Il rutenio è un raro metallo di transizione del
gruppo del ferro; molto tossico, può
essere cancerogeno ed è
soggetto a bioaccumulo nelle
ossa (Wikipedia).
[2] In realtà riportare la cifra richiederebbe un’analisi
comparativa che non ho voglia di fare, ma so per certo che è molto alta, mi si
può credere sulla parola.
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